feb 26 2015

Del tasso porcello e di quello canino ma non di quello barbasso

by redazione in Territorio

Del tasso porcello e di quello canino ma non di quello barbasso

di Franco Ressa

La storia è presto detta: esiste un animale che si chiama Tasso europeo (meles meles –Linnaeus, 1758) della famiglia dei mustelidi, carnivoro, abitatore di tane anche grandi e labirintiche, presente in Italia solo sulla penisola e non sulle isole. Nel mondo né esistono diversi tipi, cugini di quello che comunemente abita i nostri territori. Ora andando in giro per monti e valli, campagne e colline capita di parlare d’animali selvatici, delle loro abitudini e del loro uso nelle tradizioni culinarie del luogo. Il tasso è sempre stato cacciato e mangiato, esiste una cultura e anedottica varia legata alla caccia, all’allevamento di cani specializzati alla caccia in tana (tipo i famosi Jack Russel) e alla gastronomia, punto focale di molte discussioni.Attualmente la caccia al tasso in Italia è vietata.

Per me il tasso è quindi sempre stato uno,  l’animale che a volte d’estate vedo correre di notte, corpulento e con le zampe corte, lungo la rete del mio recinto, mentre i fari dell’automobile lo illuminano, fino a quando non riesce a trovare un passaggio e vi si infila, sparendo nel roveto. Sicuramente un animale apprezzato in certi periodi per le sue carni e una preda ambita, non facile, un combattente capace di tenere testa a molti cani, ma certamente non utilizzato in cucina, oltre che per il sacrosanto divieto di caccia, anche per un evidente mancanza di interesse. Ma infatti del tasso solitamente si arriva a parlarne perché si sta discutendo di cinghiali, di coltivazioni rovinate, del disequilibrio tra predatori e predati, di un orto distrutto, di buche incredibili e aculei di istrice sempre più numerosi.ecc.ecc.

“Perché sai, poi c’è il tasso porcino e quello canino, che quello non è buono da mangiare, ha il muso più a punta…”

 Ecco quello che spesso mi è stato detto da qualche anziano incontrato sul cammino e che ha fatto precipitare la mia sempre traballante certezza culturale

“oh cavolo mi sono perso qualcosa?” –mi son detto per un attimo

“Ma come due tassi?” insisto cercando di indagare, perché magari il nostro interlocutore appare affaticato e incerto oppure non comprendi bene la sua inflessione dialettale.

“eh si sempre stato così…poi adesso non so adesso è tutto strano, cambiato, ma anche mio nonno cacciava il tasso e mi diceva che bisognava cacciare il porcino…che è…che è un po’ diverso..”

Ora i nonni dei signori possibili in questione risalgono come nascita a fine ottocento, quindi una possibilità che la notizia sia legata ad una concreta conoscenza dell’ambiente montano e collinare, una vera cultura rurale poi soffiata via dai venti della modernità…in effetti esiste. Col tempo, dopo una pausa riflessiva ho trovato una spiegazione che ritengo razionale: il tasso porcino è quello ingrassato prima di un periodo di letargo, buono da mangiare perchè con le carni nutrite dalla bella stagione, e quello canino è quello smagrito di fine letargo, con le carni cattive dopo il lungo digiuno invernale. Si cacciava e si caccia, dove è permesso, quello “porcino”, si evita quello “canino”. “Le poche differenze morfologiche saranno dovute a qualche varietà o ai cambiamenti fisiologici dovuti al cambio di tessuto adiposo” – ho aggiunto a rafforzare la mia tesi.

 Questa mia ipotesi, che ha avuto conferma in ricerche adeguate che prima non mi ero mai preoccupato di fare, non viene accolta positivamente però mai da nessuno dei convinti assertori dell’esistenza di due differenti tipi di tasso: per loro sono due animali diversi!Ora la questione potrebbe essere facile da risolvere ma non è così.

Se poi qua dicessimo, come si può trovare facilmente in pubblicazioni sull’argomento, che esiste il tasso”naso di porco” (arctonyx collaris cuvier, 1852)…apriti cielo! “Ecco lo dicevo io che esiste, me l’han sempre detto i miei nonni, i vecchi dicevano che…) e giù la solita sequela di citazioni tra il lessico famigliare e la credenza popolare non supportata però da una continuità culturale legata al territorio. Ma il tasso “naso di porco” vive nei deserti e nella steppa della Cina, dell’Indocina e a Sumatra e non sembra esserci notizie di ”flussi migratori” o di allevamenti di soggetti esotici per ripopolamento di tassi,,,

 Considerando anche il fatto che non è così facile vedere un tasso, anche abitando su sul territorio e che comunque non è facile osservarne le abitudini e le caratteristiche morfologiche, la mia sorpresa permane soprattutto quando, anche incontrando giovani abitanti di monti e vallate mi è capitato di incappare nella convinzione, tramandata da bisnonni, nonni e padri tutti cacciatori e conoscitori del bestiario locale, che di tassi ne esistono due, quello porcino e quello canino (i nomi dati ai due tipi possono cambiare a seconda della regione, ma le differenze basilari rimangono le stesse) Ora a poco serve fare un veloce giro sul web con i palmari che comunque molti di questi giovani possiedono….la certezza della cultura rurale odierna si incarna in un assoluta fedeltà a questo credo, direi un dogma, tanto che ormai tendo a ricredermi anch’io e mi aspetto di venir smentito da concrete prove scientifiche!

Quindi che dire Tasso porcello e Tasso canino certezze e facile averne soltanto sul Tasso Barbasso.

Ma questa è un’altra storia.